Fuor di dubbio che nella nostra società il motore a scoppio sia percepito come irrinunciabile "comodità" e che l'andare a piedi sia fastidiosa operazione o insuperabile costrizione. Naturalmente, questa visione che annichilisce la natura delle persone è frutto di una contingenza storica governata dalla società dei consumi, e dalla relativa falsa credenza che i macchinari migliorino la vita. Un'analisi sincera dei motivi che spingono le persone a idolatare la propria auto fa capire l'insensatezza del consumismo, la sua tendenza radicalmente anti-umana.
L'auto, più di altri oggetti di consumo, è uno status che dà un'identità falsa alle persone, conosciute non per le loro idee o telento artistico, ma per il modello di vettura che possiedono (conosci John? Ha una berlina bianca)
Andare in auto mutila le persone, rendendole incapaci di dominare in modo autonomo lo spazio, di muoversi per libera scelta - si va nel ristorante o nel locale dove "si trova un posto per parcheggiare"; oltretutto, vivere seduti al volante rammollisce il fisico, e ha generato una forma nuova di aggressività e violenza legata a parcheggi, sorpassi...
Il numero altissimo di auto modifica la scena urbana, riducendo gli spazi di vivibilità, togliendo aree al passeggio, ai giuochi dei bambini - i calci a pallone nella piazzetta sotto casa, e abbrutisce le città, ridotte a autostrade nelle quali gli abitanti sono un contorno di consumatori.
Nessun commento:
Posta un commento